Non adesso

”Perché sei qui? Perché? Perché? Non dovevi venire! Ti avevo detto e chiesto e implorato di non seguirmi! Non ora, non adesso, non così, non qui! Odio questo posto, ora … Questo posto che alla fine mi era parso tutto sommato discreto e dignitoso, e adatto a me. E adesso odio tutto, qui. Odio il fatto che sei arrivata, quando prima doveva arrivare altra gente. La mamma avrebbe voluto venire prima di te! Torna a casa! Non ti voglio qui! Non parlare! Non dire niente! Non dire una parola! Torna a casa. Chi ti ha chiamato? Non io, di certo. Chi ti ha detto di venire qui? Perché hai voluto ritrovarmi? Volevo stare solo: solo per tanto tempo. Per così tanto tempo che voi mi avreste dimenticato, che voi tutti mi avreste dimenticato. Questo era il mio sogno: che passasse così tanto tempo che a malapena vi poteste ricordare di me! Volevo essere il ricordo di un ricordo. Non posso dire che ti odio, figlia mia, non lo potrò mai dire: non lo potrò mai dire, lo sai. Ma perché darmi questo dolore? Perché? E’ stato già difficile per me, ma era una cosa che dovevo fare, una cosa che non dico che meritavo, ma quasi. Era giusto che io andassi via. Come hai fatto a ritrovarmi? Per quali vie sei passata? Per quali indizi? Con che coraggio? E come hai potuto lasciarli? Guardarli negli occhi, pensare che ogni giorno ti avvicinavi a me, che ti allontanavi da loro, e comunque lasciarli? Perché non ti sei ribellata? Perché non hai combattuto ancora, come anni fa, a Parigi?Questa nave era per me, per me e basta. Non ti ho insegnato niente dunque? Non ti ho insegnato ad essere dura con me? A lasciarmi alla mia vita? L’amore per me ti ha reso miope? Le lacrime di quel giorno di marzo, in cui hai capito che sul biglietto c’era il mio nome, ti hanno accecata? Ti prego, torna indietro! Non puoi stare qui: non puoi stare con me. Non mi toccare, ti supplico: non m’abbracciare. Riesci a capire quanto costa dire questa cosa? E voi, lasciatela andare! Prego anche voi, lasciatela tornare a casa. E’ solo una bambina che si è persa perché ha voluto seguirmi! Vi prego: vi offro la mia morte! Non potete imporre tutto questo dolore a un uomo. La sua vita non è valsa niente? La sua morte non vale niente? Non potete fare questo a un padre: costringerlo ad assistere a quest’approdo senza che possa fare nulla. Figlia mia, torna indietro: ci sarà tempo per rivederci. Tra molto tempo. Non adesso.”

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Scrivo di architettura, di diritto urbanistico, di paesaggio. E spesso lo racconto.
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