L’essenziale è visibile agli occhi

Si capisce tutto dagli occhi. O almeno così è per me. Capisco tutto, subito. Mi sbaglio pochissime volte. No: nessuna vanità nel dire questa cosa. So già se verrò deluso, o tradito:

L’essenziale è visibile agli occhi

Si capisce tutto dagli occhi. O almeno così è per me. Capisco tutto, subito. Mi sbaglio pochissime volte. No: nessuna vanità nel dire questa cosa. So già se verrò deluso, o tradito: solo che decido di andare fino in fondo comunque, di dare una seconda chance anche a chi forse non meritava nemmeno la prima.
Gli occhi più belli sono quelli che hanno pianto molto. Oggi ne trovo conferma in qualche psichiatra americano. Oltre che nei poeti, da sempre.
Ci sono occhi marroni, e dolci, e sorridenti, nei quali passeggiare. Occhi scuri, scurissimi, ma sorridenti, che sono una ricarica di energia. O allora occhi rassegnati. Dolci e tristi, con una luce che non si propaga verso l'esterno, ma con una luce minore, che inghiotte la luce del mondo. Due piccoli buchi neri, affamati di cose belle, di arcobaleni e di farfalle.
Occhi azzurri, bellissimi, che tuttavia si dividono in due categorie nettamente distinte: l'azzurro profondo e l'azzurro “sciapo” (io lo chiamo così). Il colore è lo stesso, ma nel primo ci si perde perché è un azzurro che ha più dimensioni, cose da scoprire, angoli nascosti, fragilità da proteggere, sogni inconfessati o inconfessabili. Luoghi dove andare e sognare: dove andare a sognare. E’ un azzurro che ha una consistenza, una massa, un canto di sirena… Nel secondo c'è solo la bellezza del colore, che però non riesce a sollevarsi dalle due dimensioni del piano. In quegl’occhi rimango perso, ma subito deluso, non perché c'è troppo da vedere, ma perché non c'è più nulla da vedere. E’ tutto lì: nessun mistero. Ci rimango più tempo (una frazione di secondo), perché non voglio arrendermi a quella piattezza.
Non è solo questione di colore, ovviamente. Ci sono questi bellissimi occhi grigi verdi azzurri, fatti da minuscole saette che escono dal cerchio insondabile della pupilla. Un sole nero che esplode in minuscole pagliuzze, spilli, fusi, fino a finire nel bordo dell'occhio, che spesso ha una linea, un contorno, un orlo, una cucitura ribattuta, di un colore diverso dal resto.
Infine ci sono gli occhi di chi vorrebbe essere i tuoi occhi. Rarissimi da incontrare, facilissimi da riconoscere. A quelli bisogna solo lasciare tutto lo spazio disponibile. Farsi spazio. Arrendersi.
C'è la luminosità degli occhi della gente invasata, che crede di poter salvare il mondo perché ha scoperto un trucco che nessun altro ha scoperto. Li guardo con un misto di invidia e di compassione. Generalmente questi occhi sono anche fisicamente protesi in avanti, come se volessero anticipare tutto questo movimento verso l’esterno.
Ci sono poi gli occhi che ascoltano: occhi ricettivi. Hanno quella luce buona, accogliente, dove ti senti a casa: occhi fermi come un lago.
C’è il guizzo degli occhi di chi pensa di essere furbo e di poterti sempre raggirare. Se non agisco di conseguenza è perché non me ne importa più di tanto. Non traggo nessun vantaggio da questa mia capacità “preveggente”: anzi, spesso la metto a tacere deliberatamente. Lascio correre l’altro fin dove vuole arrivare. Non ho voglia. Non ho voglia di fargli capire che so già dove vuole andare a parare. Non ho voglia di ascoltare le sue giustificazioni. Non ho voglia: non è importante: passerà.
Ci sono anche gli occhi cattivi, di gente che non ha pietà. Occhi asciutti. Gente che ti guarda ma che non ti vede, perché sta pensando solo a quello che ha in testa: come fregarti. Anche le poche informazioni che processa sono immediatamente valutate per quello che possono portare alla propria causa, al proprio portafoglio. Invece di avere “gli occhi a cuore” hanno “gli occhi a euro”. Quasi un anagramma, per loro.
E poi gli occhi cattivi e indagatori della Schadenfreude: essere contenti per il male altrui, per la caduta altrui. E’ uno sguardo che ti scruta solo per capire quanto ti sei fatto male, da quale altezza sei precipitato, come ti rialzerai, se ti rialzerai.
C’è la luce argentea degli occhi degli anziani, la luce di luna di chi è ormai spaesato, di chi riconosce a malapena quel mondo diventato privo di tutte quelle pietre miliari che man mano sono scomparse…