In fuga …
In fuga … Raramente sono andato a fargli visita.
Spesso, tornando da Spoleto verso Perugia, passavo vicino al cimitero di Foligno, dove papà è restato per tanto tempo, a fianco del suo, di papà. D’inverno le luci dei loculi dei piani più alti dei moderni padiglioni sono visibili dalla strada, e sembrano una piccola città nella città. Raramente sono andato a fargli visita. Solo pochi, pochissimi, cimiteri aggiungono poesia al ricordo, e dunque non è necessario frequentarli. Almeno per me. Quando con l’auto passavo veloce su quella strada a grande scorrimento, alla vista di quei padiglioni, il primo pensiero era sempre (dopo un “Ciao papà”): sarò stato, finora, all’altezza delle sue aspettative? Dei suoi sogni su di me? Su suo figlio? Che cosa pensava di me? Come mi vedeva, come mi pensava, da adulto? Come si immaginava sarei diventato?
Non lo so. Non lo saprò mai con certezza. Nessuno potrà dirmelo in maniera convincente. Oramai, davvero nessuno potrà più farlo. Oggi riposa con altri membri della mia famiglia, in una tomba che ho disegnato ormai anni fa, e che ho immaginato come una porta tra qui e là, una porta che si apre su un fondo di acciaio traslucido che ci rimanda la nostra immagine sfocata (non siamo mai veramente quello che siamo non siamo quello che vediamo: c'è sempre un qualcosa che sfugge, che manca). Il luogo è diverso: le domande sono sempre quelle. Chi muore porta via con sé tutte le risposte, e lascia solo punti interrogativi. So che non sono così bravo a fare soldi, come lui era. Né ho la sua capacità seduttiva. Non sono un tombeur de femmes, come sembra lui fosse. Non ho il suo sorriso, né il suo modo di fare, la sua spavalderia, che è quello che doveva aver affascinato mia madre. Non la sua prestanza atletica: correva in bicicletta e per fare le gare nelle città vicine partiva già in bicicletta da Foligno (scuderia Ugolinelli), e tornava a Foligno dopo la gara.
Io procedo con i piedi paralleli, mi sono forzato per tanti anni a farlo, come un indiano d'America (mi piace immaginare così i loro passi). Probabilmente lui camminava con i piedi un po' aperti, con le scarpe nere lucide stringate. Fosse stato una donna direi che la sua immagine sarebbe stata tutta nella frase di Brel “[….] elles, elles ont l’arrogance / Des filles qui ont de la poitrine [….]”. Io cammino senza far rumore: lui era sicuramente un "caciarone". Da quello che mi hanno raccontato,