Brevi note sulla Ristrutturazione edilizia e altro
Faccio di seguito alcune brevi note a margine della giornata di approfondimento a VillaUmbra sul caso “Milano” e sulle sentenze che gli sono in qualche maniera connesse.
Grazie alla Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica, all’INU, alla Rete delle Professioni Tecniche Umbria e grazie ai relatori prof. Emanuele Boscolo; prof. Antonio Bartolini; prof.ssa Annalisa Giusti; Presidente di Sezione del Consiglio di Stato Oberdan Forlenza; Presidente INU Umbria Alessandro Bruni; Franco Marini Direttivo INU; Livio Farina Coordinatore della RPTU; dott.ssa Francesca Zaccagnini, ANCE e Leonardo Arcaleni, Dirigente della Regione Umbria.
La giornata ha messo in luce i nodi critici che il caso “Milano” ha fatto esplodere. Soprattutto la mattinata ha evidenziato come l’edilizia abbia in questi ultimi decenni invaso il campo lasciato libero dall’urbanistica: "[....] l'urbanistica si è voltata dall'altra parte (Forlenza)". Di come la nozione della Ristrutturazione Edilizia si sia ampliata fino a diventare uno strumento di asserita rigenerazione urbana. E di come forse ci sia bisogno di un ritorno al Piano Attuativo e di un ritorno del Consiglio Comunale nelle decisioni che riguardano la pianificazione. Ci auguriamo tutti che ci siano ulteriori incontri di questo tipo e con una platea di relatori di questa caratura.
Il pomeriggio ha visto invece un breve dibattito sulle questioni più operative, su cui le sentenze incideranno e su cui ci si aspetta un intervento legislativo chiarificatore (o altre pronunce). Abbiamo ascoltato le posizioni dell’ANCE sui temi più importanti messi in evidenza dalle sentenze e i temi su cui la Regione Umbria sta lavorando: modifiche alla LR 1/2015 e del RR 2/2015, Piano Paesaggistico Regionale, l’energia da fonti rinnovabili, il consumo di suolo.
La giornata è stata interessante. E tuttavia a me ha lasciato addosso un senso di fiacchezza, di sfiducia. La giornata è stata piena di ombre: un lungo elenco di problemi. Poca autocritica e soprattutto poche idee per il futuro, se non sperare che intervenga il Parlamento per semplificare (ma come? Finora la semplificazione è stata solo una compressione dei termini procedimentali e poco altro), liberalizzare (chiedere ai tecnici privati di certificare e asseverare tutto l’asseverabile), o legificare ancora e meglio (forse: Vaste programme!).
Sono decenni che diciamo che la L. 1150/1942 è vecchia, che l’urbanistica si è voltata dall’altra parte mentre l’edilizia avanzava sull’onda della necessità del rilancio dell’economia o della ricostruzione a seguito di emergenze. Nulla lascia presagire che ci sia una nuova stagione all’orizzonte in cui la pianificazione possa riprendere il proprio ruolo. Anzi ... La riforma costituzionale del 2001 non ha affatto aiutato, secondo me. Né la duplicazione dei piani in due livelli ha reso gli strumenti più snelli ed efficaci. Anche tra gli urbanisti c’è chi guarda con nostalgia ai vecchi PRG monolivello … Tuttavia queste critiche finora hanno portato a molte altre critiche: il foglio-del-come è rimasto quasi bianco.
Dobbiamo forse provare con una strategia induttiva, dal basso. Ci sono infatti questi due livelli di governo di cui tenere conto: quello nazionale e quello regionale, che hanno tempi diversi.
Sia Livio Farina che Sergio Falchetti, intervenuti nel dibattito pomeridiano, hanno elencato alcuni problemi: diversità nell’interpretazione delle norme regionali da Comune a Comune, lunghezza dei tempi nelle valutazioni ambientali, difficoltà nell’asseverare uno stato di fatto in un quadro conoscitivo spesso lacunoso.
La mia piccola proposta, per ora, è di organizzare una matrice che dica senza remore quali sono le criticità che i professionisti incontrano nella pratica quotidiana per poi accoppiare alla criticità una o più soluzioni possibili, suddividendole in base al livello di governo e allo strumento giuridico. E’ un esercizio che mi riprometto di fare in un prossimo post.
Prendo come esempio questa diversità di applicazione della norma regionale tra i Comuni. La soluzione più radicale e top-level è che la Regione intervenga a modificare la legge, scrivendola in maniera meno ambigua. Ma modificare la legge regionale comporta un lunga ritualità laica che prende molto tempo. Credo invece che possano esserci soluzioni tattiche, forse meno radicali e definitive, che tuttavia possono aiutare e migliorare nell’immediato. Penso per esempio all’istituto dell’interpretazione autentica, oppure a delle Linee Guida, o ancora a delle circolari o ancora a dei seminari, diffusi sul territorio, da parte di esponenti regionali. Sono soluzioni che possono raggiungere solo certi livelli di soluzione e che hanno diverso peso giuridico, certo. Nondimeno potrebbero avere un risultato nell’immediato.
Si tratta insomma di introdurre un po’ di modularità, di granularità, nelle possibili soluzioni.
Questa modularità deve poi introdursi con maggior peso anche nelle logiche di spazializzazione. E anche qui faccio un esempio estremo: de-pavimentare a Milano o, venendo a noi, a Perugia o a Terni ha forse qualche ragione. De-pavimentare a Preci o a Montone per me non ha alcun senso. Lo so che convenite subito: ma l'applicazione pratica non è banale. Anche in questi casi occorre l'intelligenza di adeguarsi ai casi, o almeno di produrre una tassonomia, appunto, granulare.
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