1981, Vermicino
Per noi la scuola era già finita da un po' di giorni. Per noi intendo Patrizio, Cristina, me. Gli ultimi giorni di un anno scolastico avevano il vantaggio che nessun professore, all'entrata del prossimo, ti avrebbe chiesto la giustificazione. Quindi, con la fine di maggio o poco più, la partita era da considerarsi chiusa. Si andava a scuola solo per marinarla, per sedersi in Piazza Duomo, a Villa Redenta o per giocare al pallone a Santa Rita. Non certo per entrare in classe. Non quando le rondini garrivano così forti e tracciavano schemi nell'aria blu. In certe mattine non c'è un'aria e poi un fondo blu: c'è solo uno sfondo blu, e le rondini vi potevano disegnare. In quei giorni il sole comincia a spaccare la terra e a formare profonde crepe nell'argilla. La terra sembra soffrire, ed esalare qualche suo gas: odore di terra. A volte non piacevole (quando sotto è evidentemente ancora molto bagnata), in asfissia: a volte più asciutta, minerale, quasi ferrosa.
Quando arrivò quella notizia, la sera, ebbi l'impressione di un male assoluto. Assoluto e gratuito, com'è spesso il male.