> ## Content Index
> Fetch the complete content index at: https://www.bmbarch.academy/llms.txt
> Use this file to discover other available public pages before exploring further.

# Sulla fine anticipata della consiliatura. Una nota personale.
- URL: https://www.bmbarch.academy/sulla-fine-anticipata-della-consiliatura-una-nota-personale/
- Published: 2026-08-10T06:56:55.000Z
- Updated: 2026-08-10T06:56:55.000Z
- Description: avete ricevuto nei giorni scorsi la lettera con cui la Presidente dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia ha informato gli iscritti della conclusione anticipata del mandato consiliare. Ho pensato a lungo se rispondere.
- Author: bruno
- Tags: Locus

Care colleghe, cari colleghi,

avete ricevuto nei giorni scorsi la lettera con cui la Presidente dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Perugia ha informato gli iscritti della conclusione anticipata del mandato consiliare. Ho pensato a lungo se rispondere. Ho deciso di scrivere non per replicare punto per punto (sarebbe una scortesia verso di voi e un pessimo modo di aprire una fase che ha bisogno d'altro), ma perché sono tra le persone nominate in quella lettera, e chi viene nominato ha il diritto di esprimere le proprie posizioni. E poi lo devo, se non a tutti, almeno a coloro che mi hanno votato. Sarà una nota sintetica e dichiaratamente “politica”. Scrivo senza sottintesi e senza allusioni.

Su un punto la lettera che avete ricevuto ha pienamente ragione, e voglio dirlo con chiarezza. Dal 22 luglio il Consiglio non ha più avuto la facoltà di deliberare, e il costo di questa situazione ricade anche su di voi. Una parte di quel costo è mia e me la tengo. Chi accetta un mandato elettivo sa che interromperlo ha un prezzo e sa che dovrà spiegarlo: è esattamente ciò che sto facendo con questa lettera.

Comincio dalle date, che sono la parte scomoda.

Il 15 luglio il consigliere Stefano Tini rassegna le proprie dimissioni. Il 17 luglio, alle 09:46, arriva la convocazione del Consiglio per il 22 luglio: al punto 2 dell'ordine del giorno si legge «dimissioni arch. Stefano Tini: presa d'atto», al punto 3 la delibera di surroga. «Presa d'atto» è la formula con cui un organo collegiale registra un fatto e dichiara di non volerne discutere.

Durante quella mattinata ci siamo consultati con alcuni colleghi consiglieri, e non c'è nulla da nascondere in questo. Alcuni di questi hanno chiesto alla Presidente e al Consiglio di riflettere su quelle dimissioni. Io no. Nella mia nota, protocollo 677 dello stesso 17 luglio, ho scritto che non avrei chiesto un ripensamento né al Consiglio né, soprattutto, a Stefano Tini: perché a una certa età e con una certa carica un gesto simile non si compie per essere pregati di tornare indietro. Se quelle dimissioni erano definitive (e lo erano), la sostituzione era dovuta ed era giusto metterla ai voti.

In quella giornata non è arrivato alcun segnale sostanziale e formale da parte della Presidente, del Segretario o dei consiglieri a lei più vicini: nessun annullamento della seduta, nessuna modifica dell'Ordine del Giorno, nulla. Ho dato a quella veloce sequenza di atti una lettura che sta nei fatti: dimissioni, convocazione, presa d'atto, surroga. A quel punto a me la partita appariva abbastanza chiara.

Con i colleghi abbiamo continuato tuttavia a interrogarci per tutta la giornata, e alla fine abbiamo dovuto constatare di condividere la stessa convinzione: che quell'esperienza consiliare fosse finita. Decisioni quasi contemporanee, ma con motivazioni diverse. La mia l'ho presa per conto mio, e la firma in calce è la mia. Del resto, nella lettera con cui quel pomeriggio mi dimettevo, ho scritto di non volermi nascondere, che c'era un evento scatenante e che non mi sfuggivano né il senso politico di quella decisione né gli effetti che probabilmente ne sarebbero seguiti. L'ho messo per iscritto allora, quando non sapevo che ne avrei dovuto parlare pubblicamente, e non ho ragione di scrivere diversamente adesso.

Vengo ai motivi politici, quelli maturati nell'arco di un anno.

Ho accettato di candidarmi perché avevo in mente pochi obiettivi, ma molto chiari, sui quali contavo di poter incidere. Il primo: un Ordine realmente trasparente. Il secondo: il rafforzamento dei legami istituzionali dell'Ordine con gli altri soggetti istituzionali del territorio. Il terzo: la riduzione dei compiti dell'Ordine a quelli che la legge gli assegna, trasferendo Cultura e Formazione alla Fondazione Umbra per l'Architettura e, proprio per questo, una disciplina scritta dei rapporti fra i due enti, a cominciare dall'incompatibilità fra le rispettive presidenze, perché una separazione di funzioni ha senso solo se è accompagnata da una separazione di responsabilità. Il quarto, che ne discende: far conoscere e incontrare meglio il mondo di INARCASSA e il mondo sindacale degli architetti. Il quinto: il cambio di sede dell’Ordine. 

Di questi obiettivi, in un anno, si è realizzato ben poco. La proposta di aprire le sedute consiliari a tutti gli iscritti è stata rinviata *sine die* o addirittura respinta. Quella di trasmetterle in streaming ha subìto la stessa sorte. Quella di redigere i verbali in formato elettronico, e non a mano come avviene oggi, è stata rinviata *sine die*. Quella di pubblicare sul sito dell'Ordine le convocazioni con il relativo Ordine del Giorno è stata rinviata: oggi, dopo qualche insistenza, la consultazione è possibile soltanto a chi dispone di un accesso profilato. La proposta di modificare il Regolamento interno è stata rinviata a una revisione complessiva del Regolamento mai calendarizzata.

La proposta di istituire un fondo a sostegno di colleghi in grave difficoltà non ha avuto seguito, per obiezioni giuridiche che riconosco formalmente fondate. Il Consiglio ha poi deliberato la promozione di un programma di solidarietà, e ne do volentieri atto. Ma una donazione a un ente esterno, per quanto giusta, è cosa diversa da uno strumento stabile a favore degli iscritti: troviamo risorse per eventi e riconoscimenti, e non ne troviamo per i colleghi di questo Ordine che attraversano un momento difficile. Continuo a ritenere che una strada esistesse, se la si fosse cercata con più determinazione.

Sul bilancio mi sono astenuto, e l'astensione è a verbale. Non perché i conti non tornassero, perché tornavano, ma perché un bilancio è il documento nel quale un Consiglio dice che cosa intende fare, e in quelle pagine ho trovato soltanto un elenco di Capitoli.

Ancora a proposito di bilancio, una cosa che riguarda tutti noi. La disponibilità di cassa supera i 460.000 euro, accumulati nel corso di più esercizi, mentre la quota a carico degli iscritti è rimasta pressocché invariata. In aritmetica semplice significa che da anni chiediamo ai colleghi più di quanto siamo capaci di restituire loro in servizi. La lettera che avete ricevuto indica un obiettivo, la nuova Casa dell'Architettura: chiedo allora con quale delibera quella destinazione sia stata assunta, sulla base di quale studio di fattibilità, con quale orizzonte temporale, con quali atti concreti, e perché non sia mai stata sottoposta all'assemblea degli iscritti. Allo stato, la richiesta di una nuova sede si è tradotta (su mio impulso) almeno in una lettera al Sindaco di Perugia con cui si chiede di segnalare eventuali immobili disponibili. Nel frattempo quel denaro, fermo, perde valore ogni anno che passa: non è prudenza, è una decisione rinviata che costa. Personalmente non mi vanto, nei vostri confronti, di questa infruttifera disponibilità di cassa.

Nel corso dell’anno ho votato no a qualche iniziativa che non riuscivo a far collimare con i 5 obiettivi dichiarati in apertura. I verbali ci sono, per chi avrà la voglia e la pazienza di fare accesso ai documenti.

Un'ultima osservazione sul modo in cui le notizie vi sono arrivate, che è significativo. Il 4 agosto avete ricevuto, attraverso il canale istituzionale dell'Ordine, quattro pagine di ricostruzione dei fatti: protocollo 734\. Il 7 agosto, alle 10:59, ho chiesto che per lo stesso canale vi fossero trasmesse anche le lettere di dimissioni protocollate dei consiglieri, dichiarando fin d'ora il mio consenso alla pubblicazione almeno delle mie. Alle 13:01 la richiesta è stata respinta, protocollo 744, a firma della Presidente e del Segretario, con la motivazione che quanto richiesto non rientra fra le attività di ordinaria amministrazione che l'Ordine è attualmente autorizzato a svolgere. Dieci numeri di protocollo in uscita, in tre giorni agostani, separano le due comunicazioni. Probabilmente in questo breve periodo di tempo è cambiata la definizione di ordinaria amministrazione.

Il diniego aggiunge che la mia istanza sarà sottoposta alla valutazione del prossimo Consiglio, che dovrà ovviamente ancora essere eletto e insediato. Ho passato un anno a vedere rinviate senza data alcune mie proposte, e trovo una malinconica coerenza nel fatto che un rinvio sia l'ultimo atto che ricevo. Nel frattempo, per non appesantire questa nota, invierò la mia lettera di dimissioni a chiunque vorrà averla.

Contestualmente alle dimissioni da consigliere ho rimesso anche l'incarico di Vicecoordinatore della Rete delle Professioni Tecniche dell'Umbria. Ero stato indicato dal Consiglio dell'Ordine, ma eletto dall'assemblea della Rete, in una votazione il cui esito non era affatto scontato: la Presidente lo sa perché eravamo entrambi in Assemblea, e la ringrazio per il suo sostegno. Venuto meno il legame consiliare che ne era il presupposto, sostanziale prima che formale, ho ritenuto corretto rimettere anche quell'incarico, al momento nelle mani Rete stessa. Mi auguro che tutti i colleghi e le colleghe che siedono in tavoli, enti, organismi, con un legame consiliare simile al mio, o ancora più stretto del mio, vorranno fare lo stesso.

Con stima,

**Bruno Mario Broccolo**

 \_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_\_

**Documenti richiamati, tutti protocollati agli atti dell'Ordine**

— Proposta sulla pubblicità delle sedute del Consiglio e sulla pubblicazione dei verbali, 8 ottobre 2025, sottoscritta da cinque consiglieri.

— Proposta sulla redazione e approvazione dei verbali di seduta, 11 novembre 2025.

— Prot. 663 del 15 luglio 2026 — lettera di dimissioni del Vicepresidente.

— Prot. 671 del 17 luglio 2026 — richiesta di tentativo di ricomposizione istituzionale.

— Prot. 672 del 17 luglio 2026 — comunicazione sulle dimissioni del Vicepresidente.

— Prot. 673 del 17 luglio 2026, ore 09:46 — convocazione del Consiglio del 22 luglio 2026 e relativo ordine del giorno.

— Prot. 677 del 17 luglio 2026 — nota del sottoscritto sulle dimissioni del Vicepresidente.

— Lettera di dimissioni del sottoscritto, 17 luglio 2026.

— Prot. 734 del 4 agosto 2026 — lettera della Presidente agli iscritti.

— PEC del sottoscritto del 7 agosto 2026, ore 10:59 — richiesta di trasmissione agli iscritti delle lettere di dimissioni dei consiglieri.

— Prot. 744 del 7 agosto 2026, ore 13:01 — diniego della richiesta di cui sopra, a firma della Presidente e del Segretario.